Firmato Utat Rajasthan e la Terra delle Tigri – Firmato Utat
11 Giorni / 9 Notti
Partenze disponibili: 2
3 tour in catalogo, con date e prezzi per ogni partenza.
Ad Abhaneri, nella campagna tra Jaipur e Agra, il Chand Baori scende nella terra per tredici piani di gradini, in geometrie perfette. Accanto c’è il tempio di Harshat Mata, con le sue sculture, e intorno i villaggi e i campi della regione di Dausa. La sosta sulla strada tra le due città: mezz’ora che sorprende tutti.
Firmato Utat 11 Giorni / 9 Notti
Partenze disponibili: 2
14 Giorni / 13 Notti
Partenze su richiesta
8 Giorni / 7 Notti
Partenze su richiesta
Tutto quello che devi sapere prima di preparare le valigie.
I cittadini italiani devono essere in possesso di passaporto con validità residua di 6 mesi dall’uscita dal Paese. È richiesto il visto che, dall’aprile 2017 e per soggiorni inferiori ai 30 giorni, può essere richiesto come EVisa. Tale sistema consente di fare domanda di visto direttamente online su: indianvisaonline.gov.in/evisa/Registration e ricevere entro 72 ore un pre-visa a seguito del pagamento effettuato sempre online. L’operazione va fatta almeno 4 giorni prima della partenza. Il visto vero e proprio verrà rilasciato all’arrivo in uno dei porti e aeroporti di entrata previsti a seguito della presentazione dell’autorizzazione. All’arrivo, inoltre i passeggeri, devono dimostrare di disporre di biglietto di ritorno e risorse a sufficienza a copertura del loro soggiorno. I punti in cui è consentito l’ingresso sono: Ahmedabad, Amritsar, Bagdogra, Bangalore, Calicut, Chennai, Chandigarh, Cochin, Coimbantore, Delhi, Gaya, Goa, Guwahati, Hyderabad, Jaipur, Kolkata, Lucknow, Mangalore, Mumbai, Nagpur, Pune, Tiruchirapalli, Trivandrum, Varanasi.
L’India entra nell’era della e-Arrival Card (la carta di arrivo elettronica è obbligatoria per gli stranieri), in vigore dal primo ottobre 2025. Maggiori informazioni sono consultabili al seguente link UTAT offre supporto informativo per la corretta preparazione della documentazione necessaria.Le carte di credito, i traveller’s cheques e la valuta indiana sono i metodi di pagamento più diffusi. Il servizio bancomat è capillare e generalmente disponibili 24/7: i circuiti principali sono Cirrus, Maestro, Mastercard e Visa. Le rupie non spese possono essere riconvertire sia in Euro sia in USD alla fine del viaggio all’aeroporto di uscita. Si consiglia di portare con sé anche del contante, soprattutto fuori dalle grandi città, e di abituarsi alla contrattazione, pratica comune negli acquisti locali.
Non è consentito esportare oggetti antichi che abbiano più di 100 anni, e prodotti derivanti da animali protetti, inclusi i prodotti tessili (come lo shatush) derivanti da animali protetti.
In India vengono parlate più di 1.600 tra lingue e dialetti. Le lingue ufficiali sono l’hindi, e l’inglese, lingua dell’amministrazione e del commercio parlata sono da una minoranza della popolazione. Nella Costituzione indiana sono riconosciute come lingue ufficiali anche il bengali, il tamil, l’urdu, il telugu, il marathi, il gujarati, il kannada, il malayalam, lorya, il punjabi, l’assamese, ill kashmiri, il sanscrito e il sindhi. Religione I principali gruppi religiosi del Paese sono costituiti da hindu, che rappresentano circa l’82% della popolazione, i musulmani che sono circa il 12%, cristiani circa il 2,3% e i sikh al 2%. Altre importanti minoranze: buddhisti, ossia poco meno dell’1%, giainisti e parsi.
In un Paese così vasto le condizioni meteorologiche e climatiche sono veramente molte. Le stagioni sono determinate soprattutto dalle variazioni della piovosità, dovuta al regime dei venti e dei monsoni.
A partire da gennaio la penisola indiana è investita da correnti di aria fresca e secca. All’inizio di giugno la circolazione atmosferica si inverte;
Si può dire che le stagioni ben distinte sono due: La stagione delle piogge da giugno a settembre, sempre più prolungata al sud che a nord. La stagione secca, da marzo a maggio, con temperature a volte superiori ai 40° e venti spesso torridi.
Indicativamente si è suddiviso il Paese in zone per dare una maggiore chiarezza sul periodo consigliato per il viaggio:
India del nord e centrale (stati Uttar Pradesh, Madhya Pradesh, Maharashtra, Orissa, Bengala occidentale, Assam e Gujarat): generalmente il periodo migliore è quello che va da ottobre a marzo. Le temperature massime variano fra i 26° e i 36° con minime da 13° a 21°. I monsoni, portatori di piogge, si presentano da maggio sino a settembre. Pur essendo uno stato dell’India nord, il Rajasthan è caratterizzato da un clima secco prevalentemente tutto l’anno; l’influenza del monsone potrebbe presentarsi in luglio e agosto con sporadici intensi temporali, ma di breve durata.
India del sud (stati del Tamil Nadu, Kerala, Karnataka, Andah Pradesh): la stagione più gradevole e quella da ottobre a marzo con massime che oscillano fra i 27° e i 30° C, e minime fra i 16° e i 22° C. La stagione monsonica va da giugno a settembre ed investe soprattutto la zona sud-est. Le precipitazioni sono variabili. Un monsone da nord est, di minore intensità, investe la fascia sud est da ottobre a novembre.
Il prefisso per chiamare l’India 0091 più il prefisso urbano senza lo 0 seguito dal numero dell’abbonato. È più conveniente telefonare dagli uffici privati che espongono l’insegna STD-ISD con prezzi abbastanza bassi. In India viene utilizzato il sistema GSM 900/1800: i cellulari italiani funzionano perfettamente. La copertura presenta qualche problema nelle regioni desertiche e nelle valli himalayane. È possibile anche acquistare una SIM CARD indiana. Per acquistare una sim card indiana è necessario la fotocopia del passaporto ed una foto tessera recente e a colori. La connessione internet può risultare un po’ lenta ed esistono piccoli negozi con l’insegna internet point dove il costo varia da 10 a 80 rupie.
La grande vastità del territorio e le varie influenze che il Paese ha avuto fa sì che la cucina sia piuttosto varia con notevoli differenze fra nord e sud. La base della cucina indiana è il curry, che i cuochi indiani preparano utilizzando ben 25 specie di spezie; può essere di verdura, carne, (agnello o pollo) o pesce. Il dhal, ossia un piatto che assomiglia ad un passato di lenticchie, in genere accompagna il curry. Presente anche il korma, uno stufato ricco e sostanzioso sia di carne sia di verdura. Nel Rajasthan si mangia più carne (pollo, montone, agnello) e la cucina, visto le influenze Moghul, si avvicina molto di più a quella mediorientale e dell’Asia centrale con più uso di spezie e meno “chili” e si usano più pane e cereali. Altro piatto tipico è il tandoori, ossia il cibo, dopo esser stato marinato nello yogurt, viene cotto in un forno di argilla; può essere sia di pollo, sia di pesce. Tutte le pietanze vengono servite contemporaneamente, e nel sud thali è un grande piatto tondo individuale in cui sono presentate tutte le portate, ciò che è liquido viene messo nei katori: ciotoline di terracotta e poste anche loro sul thali. Il galateo indiano imporre di prendere le pietanze con le prime tre dita della mano destra, senza sporcarle oltre la prima falange. I tipi di pane più diffusi sono il roti, il chapati, il paratha e il poori (fritto). Le bevande più diffuse sono il tè nero zuccherato con il latte e una miscela di spezie ed erbe indiane (masala chai), e il lassi una specie di frullato fresco originario del punjab a base di yogurt, acqua e zucchero, se dolce, spezie (cumino e cardamomo), se salato. Si porta in tavola e si beve centellinandolo e risulta favorire la digestione. Ovunque si trova l’acqua minerale in bottiglia, birra di produzione locale e rhum sempre di produzione locale. Oggi sono presenti anche vini, sia bianchi, sia rossi, di produzione indiana; risultano con un sentore di pepe, fruttati e speziati contemporaneamente; in genere non sono economici.
Visto la diversità dei vari climi, bisogna considerare la stagione in cui si effettua il viaggio e la zona visitata. In generale, calzature comode e preferibilmente con una buona suola; meglio non avere abiti troppo succinti e pantanloni corti quando si entra nei templi, soprattutto in quelli visitati dai locali, calzini perché è necessario entrare nei templi senza scarpe e i “noleggiatori di sovrascarpe” possono essere particolarmente fastidiosi, e un sciarpa/scialle/coprispalle perché l’aria condizionata negli hotels è particolarmente alta. Da non dimenticare anche un antivento/impermeabile per improvvisi piovaschi.
L’artigianato è dei più vasti e svariati. Gioielli finemente lavorati, soprattutto nella regione del Rajasthan, pitture su tela e miniature su lastre oggi in osso, oggetti in legno, pietra, metallo ceramica, tessuti in seta e cotone, broccati, scialli ricamati, sciarpe di pashmina, ma non shatush perché è proibita l’esportazione, tappeti. La regola base quando si compra qualsiasi cosa, è contrattare.
Abhaneri è un villaggio del Rajasthan orientale, nel distretto di Dausa, a circa novanta chilometri da Jaipur lungo la strada per Agra. È famoso per il Chand Baori, uno dei pozzi a gradini più grandi e profondi dell’India: una vasca quadrata con tredici livelli di scale disposte a zig zag su tre lati, che creano un gioco di geometrie e di ombre di grande effetto. Accanto sorge il tempio di Harshat Mata, dedicato alla dea della gioia, con sculture della stessa epoca. La sosta è breve, ma è una delle più sorprendenti del Triangolo d’Oro. Visitare Abhaneri significa scoprire l’ingegno con cui l’India ha custodito l’acqua nei secoli.
Abhaneri ha il clima secco del Rajasthan orientale, con inverni miti e soleggiati ed estati molto calde. Il periodo migliore va da ottobre a marzo, quando la sosta al pozzo si fa piacevolmente sotto un cielo limpido; le prime ore del mattino e il tardo pomeriggio offrono le ombre più belle sui gradini. Da aprile a giugno le temperature superano i 40 gradi e il sole sulla pietra chiara è forte, quindi servono cappello e acqua. Da luglio a settembre il monsone porta piogge brevi che riempiono il fondo del pozzo e rinverdiscono la campagna intorno al villaggio.
Ad Abhaneri si mangia la cucina contadina del Rajasthan orientale, semplice e sostanziosa. Il piatto di riferimento è il dal baati churma, con pagnotte cotte al forno, lenticchie e un dolce sbriciolato di grano e burro chiarificato, accompagnato dai pani di miglio e dal ker sangri, bacche e baccelli del deserto. Per uno spuntino ci sono le pyaaz kachori ripiene di cipolla e il lassi allo yogurt. Nella vicina Jaipur si trova il ghevar, il dolce a nido d’ape tipico della stagione delle feste, e i mercati offrono frutta e mandorle. Le soste lungo la strada per Agra servono spesso thali vegetariani completi.
Il Chand Baori fu costruito secondo la tradizione tra l’VIII e il IX secolo dal re Chanda, della dinastia Nikumbha, da cui prende il nome, insieme al tempio di Harshat Mata. I pozzi a gradini servivano a raccogliere l’acqua del monsone e a raggiungerla anche quando il livello scendeva nella stagione secca; erano anche luoghi di sosta e di incontro, perché sul fondo la temperatura è più fresca. Il tempio fu danneggiato in epoca medievale e in parte ricostruito. Oggi il sito è tutelato dal servizio archeologico indiano. Curiosità: il pozzo è apparso in film indiani e internazionali grazie alle sue scale scenografiche.
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