Muscat è un viaggio nella capitale dell’Oman, tra moschee di marmo, souk profumati d’incenso, forti portoghesi e case bianche strette tra le montagne e il Golfo. Con i viaggi a Muscat di Utat puoi visitare la Grande Moschea del Sultano Qaboos, passeggiare sulla corniche di Muttrah e nel suo souk e ammirare il palazzo Al Alam tra i forti Jalali e Mirani. Dal Museo Bait Al Zubair alla Royal Opera House, ogni tappa racconta un volto diverso dell’Oman. Un viaggio tra cultura, mare, tradizioni e ospitalità araba.
Muscat è la capitale dell’Oman e una città diversa da tutte le altre del Golfo: niente grattacieli, ma case bianche basse distese lungo la costa, tra le montagne dell’Hajar e il mare. La Grande Moschea del Sultano Qaboos, con il suo tappeto persiano gigante e il lampadario di cristallo, è tra le più belle del mondo islamico e si apre ai visitatori. Il souk di Muttrah profuma d’incenso e argento, e Old Muscat conserva il palazzo del sultano tra due forti portoghesi. Nei tour Utat è la porta d’ingresso e di uscita del Paese. Visitare Muscat significa scoprire l’Arabia più elegante e accogliente.
Il periodo migliore per visitare Muscat va da ottobre ad aprile, quando le giornate sono soleggiate con temperature tra i 25 e i 32 gradi e le serate piacevoli sulla corniche. Novembre, dicembre, gennaio e febbraio sono i mesi ideali, con qualche rara pioggia. Da maggio a settembre il caldo umido supera i 40 gradi e la città vive nelle ore serali e negli spazi climatizzati; i tour non si fanno in quel periodo. Il Muscat Festival, tra gennaio e febbraio, anima la città con mercati e spettacoli tradizionali. La Grande Moschea si visita solo al mattino, dal sabato al giovedì.
La cucina dell’Oman unisce le spezie dell’India e dell’Africa orientale alle tradizioni beduine: il piatto delle feste è lo shuwa, l’agnello marinato e cotto per un giorno intero in un forno scavato nella terra, mentre il piatto quotidiano è il majboos, riso speziato con pollo, agnello o pesce. Il pesce del Golfo, dal tonno alle aragoste, è protagonista nei ristoranti della corniche. L’ospitalità omanita comincia con il caffè al cardamomo servito con i datteri e la halwa, il dolce gelatinoso di zucchero, acqua di rose, zafferano e noci. Da provare anche il pane rakhal e i succhi di frutta fresca.
Muscat è stata per secoli un porto sulle rotte tra l’Arabia, la Persia, l’India e l’Africa: nel Cinquecento la occuparono i portoghesi, che costruirono i forti Jalali e Mirani, cacciati nel 1650 dagli omaniti, che fondarono poi un impero marittimo esteso fino a Zanzibar. Fino al 1970 la città era chiusa da mura e le porte si serravano al tramonto; quell’anno il sultano Qaboos salì al trono e avviò la rinascita del Paese, costruendo strade, scuole, ospedali e la grande moschea che porta il suo nome. Curiosità: il tappeto della Grande Moschea, tessuto in Iran da centinaia di donne, misura oltre 4.000 metri quadrati ed è tra i più grandi del mondo.
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