Sharjah è la capitale culturale degli Emirati, riconosciuta dall’Unesco come capitale della cultura araba, a pochi chilometri da Dubai: musei, moschee, souk coperti e quartieri storici restaurati. Si visita il Museo della Civiltà Islamica, si ammira la Moschea Al Noor sulla laguna e si fanno acquisti nel Souk Blu; le case di corallo del quartiere storico e le fontane della corniche di Al Majaz completano la giornata. L’emirato più tradizionale, e il più vicino.
Tutto quello che devi sapere prima di preparare le valigie.
È necessario il passaporto con validità residua di almeno sei mesi al momento del viaggio, il “Visit Visa”, apposto in aeroporto, permette ai cittadini italiani di soggiornare negli Emirati arabi Uniti sino a 90 giorni ogni 180. È proibita l’importazione di materiale, quali giornali, video, riviste, etc che possono essere ritenute offensive alla morale islamica e materiale audio/video “pirata”. È possibile l’importazione di 2000 sigarette, 400 sigari, 2kg di tabacco 2 litri di liquori o vino: ovviamente per i non musulmani, fatta eccezione per l’emirato di Sahrjah, dove le bevande alcooliche sono proibite per tutti. L’uso e l’importazione di sigarette elettroniche e dei relativi liquidi di ricarica è strettamente limitato e la vendita di tale articoli è severamente vietata.
Non è richiesta alcuna vaccinazione. Il settore sanitario è buono con numerose cliniche private.
Il clima degli Emirati Arabi Uniti è subtropicale arido, con inverni miti ed estati calde. I mesi più caldi dell’anno sono luglio e agosto, periodo in cui le temperature medie raggiungono massime di oltre 48 °C sulla pianura costiera. Sulle montagne del Hajjar, le temperature sono notevolmente inferiori, a causa della maggiore altitudine. Le temperature medie di gennaio e febbraio raggiungono minime tra i 10 e i 14 °C. Durante i mesi di fine estate, sulla regione costiera soffia un vento umido sud-orientale conosciuto come Sharqi (che significa “orientale”). La media annua delle precipitazioni nella zona costiera è meno di 120 mm, anche se le precipitazioni sono torrenziali, ma in alcune zone di montagna, le precipitazioni annuali spesso raggiungono i 350 mm. La regione costiera è soggetta a occasionali ma violente tempeste di polvere, che possono ridurre notevolmente la visibilità.
Dirham (AED), suddiviso in 100 fils. Esistono banconote da 5, 10, 20, 50, 100, 200, 500 e 1000 AED; hanno dicitura bilingue, ma numeri solo arabi. Le monete sono da 1 (rarissima), 5, 10, 25 e 50 fils: tutti gli importi vengono arrotondati ai 25 fils; il testo è solo in arabo con numeri in arabo. Facile la conversione di dollari americano o euro presso banche, uffici di cambio presenti ovunque soprattutto a Dubai e ad Abu Dhabi. Le maggiori carte di credito sono comunemente accettate.
3 ore in più rispetto all’Italia quando in Italia vige l’ora solare (2 ore in più quando in Italia vige l’ora legale).
La corrente elettrica è a 220 volt e le prese di corrente sono di tipo inglese/americano. Si consiglia di munirsi di adattatore universale.
Per telefonare negli Emirati Arabi il prefisso internazionale è 00971. Per telefonare in Italia il prefisso è 0039. La telefonia mobile è molto diffusa, ma usando le convenzioni stipulate in Italia anche abbastanza cara. Suggeriamo di comprare ed attivare una SIM locale, ma attenzione perché dal 1 gennaio 2018 telefonate skype e Facetime, etc sono state bloccate, quindi assicuratevi che con l’acquisto della SIM ci sia incluso tale piano telefonico.
La lingua ufficiale negli Emirati Arabi è l’arabo. Diffusa la lingua inglese. I cartelli, la segnaletica e i documenti ufficiali sono in arabo, ma sempre accompagnati da una traduzione in inglese.
L’Islam è la religione ufficiale degli Emirati Arabi, prevalentemente di credenza sunnita. Pur essendo, soprattutto Dubai, tollerante verso le altre religioni è severamente vietato diffondere idee di una religione differente dall’islam attraverso qualsiasi forma di proselitismo. Ci sono circa 31 chiese e un tempio hindù nel Paese. Il 76% della popolazione totale è musulmana (85% sunniti, 15% sciiti), il 9% è cristiana, mentre il 15% professa altre religioni, principalmente hinduismo e buddhismo (praticamente assente il giudaismo). Le religioni al di fuori dell’Islam sono seguite principalmente dagli stranieri residenti negli EAU o espatriati.
Si conta che meno del 20% degli abitanti degli Emirati Arabi siano emiratini, mentre il restante 80% siano stranieri di cui il 23% espatriati iraniani e il 50% indiani, per lo più lavoratori. Massiccia anche la presenza di palestinesi sia come rifugiati politici sia come lavoratori. La città più popolata è Dubai, ma in generale l’80% degli emiratini risiede in agglomerati urbani, mentre solo il 12% vive in piccoli villaggi sparsi in tutto il Paese e presso i campi petroliferi del deserto.
I cibi tipici degli Emirati Arabi non si discostano molto da quelli degli altri paesi mediorentali e quelli della cucina araba. Dubai ed Abu Dhabi hanno una vasta gamma di ristoranti, fast food, buffet con cucina che origina da ogni parte del mondo, visto la moltitudine di stranieri che visitano e risiedono i questi due Emirati. La maggior parte, per non dire la quasi totalità dei ristoranti, si trova nei grandi centri commerciali e negli hotels. Una buona zona a Dubai, per trovare ristoranti tipici è nei pressi del suq delle spezie e nel quartiere di Bastakiya. La cucina è ricca di spezie (cardamomo, coriandolo, cumino, curcuma) e non si può fare a meno del cous cous preparato con carne, pesce, verdure e del favoloso, leggero e morbido pane arabo (khobs), del pollo alla griglia (dajaj), degli spiedini di carne d’agnello speziato (kefta), le polpette di ceci fritte (falafel), la crema fatta con ceci macinati e ridotti in poltiglia, macerata con aglio, olio d’oliva e succo di limone (hummuss). Ricordando che nei ristoranti, se non diversamente indicato e comunque solo per stranieri, non è servito alcool, le bevande tipiche sono sempre il caffè arabo e il tè alla menta (shai na’a na’a) e l’aspro latte di cammella.
Parlare di acquisti negli Emirati Arabi è sinonimo di Dubai, capitale dello shopping, dove nei suoi mall si può trovare davvero di tutto, e per tutte le tasche. Dall’abbigliamento all’hi-tech, all’artigianato locale, all’oro e le pietre preziose, ai tappeti, alle spezie e le specialità locali: fare acquisti è una esperienza unica. I più avveniristici centri commerciali non sono solo luogo di shopping, ma anche ritrovo, divertimento per adulti e piccini, ristoranti, etc. Si entra in uno shopping mall e si passa l’intera giornata fra acquisti, visite ed esperienze culinarie e non solo. A fianco di questi nuovi luoghi d’incontro, rimangono i souk più tradizionali dove l’arte del contrattare il prezzo fa parte dell’acquisto stesso. Ad Abu Dhabi, sono nati nuovi centri commerciali dove i brand più rinomati sono molto ben rappresentati; negli altri Emirati lo shopping non è così pressante, se non nei suq più tradizionali. Il periodo più conveniente per fare shopping a Dubai è quello invernale, verso la fine di gennaio, quando si svolge lo Shopping Festival, manifestazione organizzata dal governo locale e tutti i negozi, centri commerciali fanno ottimi sconti.
Già all’arrivo in aeroporto ci si accorge che gli emiratini, uomini e donne, indossano l’abbigliamento tradizionale che secondo le leggi coraniche devono coprire quasi interamente il corpo; anche i giovani indossano con orgoglio il “dishdasha”, la tunica bianca e la “kafiya”, il fazzoletto bianco o a quadri bianco-rossi o bianco-neri. Le donne indossano, sopra abiti alla moda, l’”abaya”, il lungo mantello nero e, intorno al capo portano il “gishwa”, il lungo velo nero spesso ricamato e avvolto intorno al capo con eleganza; non disdegnano un trucco molto curato ed elegante. Detto questo, da evitare, soprattutto per le signore, abiti troppo aderenti, scollati e con spalle scoperte o corti ed anche trasparenti; gambe e braccia devono essere coperti e se richiesto anche i capelli. Anche a Dubai ed Abu Dhabi ed ora anche Ras Al Khaima, sono tollerati abiti di stile occidentali, ma sempre con spalle coperte e non scollati, ricordarsi che tutti gli Emirati sono paesi musulmani e quindi rispettosi delle leggi relative.
È consuetudine lasciare una mancia corrispondente a circa il 10% presso i ristoranti; negli hotels, facchini e personale di sala si aspettano una mancia; anche autisti e guide, per il loro servizio si aspettano un corrispettivo per il lavoro svolto.
Sharjah è il terzo emirato per grandezza e confina direttamente con Dubai, ma ha un carattere completamente diverso: più tradizionale e sobrio, ha puntato sulla cultura invece che sul lusso, e nel 1998 l’Unesco l’ha proclamata capitale culturale del mondo arabo. Ospita decine di musei, dal Museo della Civiltà Islamica a quelli d’arte e di archeologia, moschee eleganti come la Al Noor sulla laguna, e il quartiere storico restaurato con le case di corallo e gesso. Nei tour Utat si visita nello stesso giorno del safari nel deserto. Visitare Sharjah significa conoscere il lato più colto e autentico degli Emirati.
Sharjah ha lo stesso clima di Dubai: il periodo migliore va da novembre a marzo, con giornate soleggiate e temperature tra i 20 e i 30 gradi, perfette per passeggiare sulla corniche e nel quartiere storico. Aprile e ottobre sono ancora gradevoli, mentre da maggio a settembre il caldo umido supera i 40 gradi e la visita si concentra nei musei climatizzati e nelle ore serali. Sharjah è più conservatrice di Dubai: l’alcol non si vende e nei luoghi pubblici si chiede un abbigliamento sobrio, con spalle e ginocchia coperte, soprattutto nelle moschee e nei quartieri storici.
Sharjah è la città giusta per assaggiare la cucina emiratina tradizionale, meno frequente nei ristoranti internazionali di Dubai: il machboos di pesce o pollo, riso speziato con cipolla, limone secco e zafferano, il harees di grano e carne, il saloona, uno stufato di verdure e carne, e i dolci luqaimat con lo sciroppo di datteri. Sulla corniche e ad Al Qasba i ristoranti servono pesce del Golfo e cucina libanese, mentre i quartieri più popolari offrono ottimi ristoranti indiani e pakistani, con la grande comunità che vive in città. Il caffè arabo con i datteri accompagna ogni visita.
Sharjah è uno degli insediamenti più antichi del Golfo, e nell’Ottocento era il porto più importante della costa, tanto che nel 1932 vi fu aperto il primo aeroporto della regione, scalo dei voli dell’Imperial Airways tra Londra e l’India. Nel 1971 fu tra gli emirati fondatori degli Emirati Arabi Uniti. Il sovrano, lo sceicco Sultan bin Muhammad Al Qasimi, storico e scrittore, ha guidato per decenni la politica culturale che ha portato ai musei, alle biblioteche e ai riconoscimenti dell’Unesco: capitale culturale del mondo arabo nel 1998 e capitale mondiale del libro nel 2019. Curiosità: le case del quartiere storico erano costruite con blocchi di corallo e conchiglie.
I nostri consulenti conoscono questi viaggi uno per uno.
848 46 60 00Lun–Ven 9.30–19.00 · Sabato 9.30–12.30