Firmato Utat Tour India Splendida – Firmato Utat
11–12 Giorni
Partenze disponibili: 3
10 tour in catalogo, con date e prezzi per ogni partenza.
Varanasi sta sul Gange e ne vive: i ghat, i templi, i vicoli e i riti che si ripetono da secoli. Con Utat si assiste alla cerimonia Aarti della sera, si naviga all’alba lungo il fiume mentre i pellegrini si immergono nell’acqua, e si visita Sarnath, dove il Buddha tenne il suo primo sermone. Le botteghe della seta sono la parte leggera. La tappa più intensa di un viaggio in India.
Firmato Utat 11–12 Giorni
Partenze disponibili: 3
15 Giorni / 14 Notti
Partenze su richiesta
12 Giorni / 11 Notti
Partenze su richiesta
13 Giorni / 12 Notti
Partenze su richiesta
15 Giorni / 13 Notti
Partenze su richiesta
12 Giorni / 11 Notti
Partenze su richiesta
13 Giorni / 11 Notti
Partenze su richiesta
10 Giorni / 9 Notti
Partenze su richiesta
Prova con meno parole, oppure chiamaci allo 848 46 60 00: spesso il viaggio giusto c'è.
Tutto quello che devi sapere prima di preparare le valigie.
I cittadini italiani devono essere in possesso di passaporto con validità residua di 6 mesi dall’uscita dal Paese. È richiesto il visto che, dall’aprile 2017 e per soggiorni inferiori ai 30 giorni, può essere richiesto come EVisa. Tale sistema consente di fare domanda di visto direttamente online su: indianvisaonline.gov.in/evisa/Registration e ricevere entro 72 ore un pre-visa a seguito del pagamento effettuato sempre online. L’operazione va fatta almeno 4 giorni prima della partenza. Il visto vero e proprio verrà rilasciato all’arrivo in uno dei porti e aeroporti di entrata previsti a seguito della presentazione dell’autorizzazione. All’arrivo, inoltre i passeggeri, devono dimostrare di disporre di biglietto di ritorno e risorse a sufficienza a copertura del loro soggiorno. I punti in cui è consentito l’ingresso sono: Ahmedabad, Amritsar, Bagdogra, Bangalore, Calicut, Chennai, Chandigarh, Cochin, Coimbantore, Delhi, Gaya, Goa, Guwahati, Hyderabad, Jaipur, Kolkata, Lucknow, Mangalore, Mumbai, Nagpur, Pune, Tiruchirapalli, Trivandrum, Varanasi.
L’India entra nell’era della e-Arrival Card (la carta di arrivo elettronica è obbligatoria per gli stranieri), in vigore dal primo ottobre 2025. Maggiori informazioni sono consultabili al seguente link UTAT offre supporto informativo per la corretta preparazione della documentazione necessaria.Le carte di credito, i traveller’s cheques e la valuta indiana sono i metodi di pagamento più diffusi. Il servizio bancomat è capillare e generalmente disponibili 24/7: i circuiti principali sono Cirrus, Maestro, Mastercard e Visa. Le rupie non spese possono essere riconvertire sia in Euro sia in USD alla fine del viaggio all’aeroporto di uscita. Si consiglia di portare con sé anche del contante, soprattutto fuori dalle grandi città, e di abituarsi alla contrattazione, pratica comune negli acquisti locali.
Non è consentito esportare oggetti antichi che abbiano più di 100 anni, e prodotti derivanti da animali protetti, inclusi i prodotti tessili (come lo shatush) derivanti da animali protetti.
In India vengono parlate più di 1.600 tra lingue e dialetti. Le lingue ufficiali sono l’hindi, e l’inglese, lingua dell’amministrazione e del commercio parlata sono da una minoranza della popolazione. Nella Costituzione indiana sono riconosciute come lingue ufficiali anche il bengali, il tamil, l’urdu, il telugu, il marathi, il gujarati, il kannada, il malayalam, lorya, il punjabi, l’assamese, ill kashmiri, il sanscrito e il sindhi. Religione I principali gruppi religiosi del Paese sono costituiti da hindu, che rappresentano circa l’82% della popolazione, i musulmani che sono circa il 12%, cristiani circa il 2,3% e i sikh al 2%. Altre importanti minoranze: buddhisti, ossia poco meno dell’1%, giainisti e parsi.
In un Paese così vasto le condizioni meteorologiche e climatiche sono veramente molte. Le stagioni sono determinate soprattutto dalle variazioni della piovosità, dovuta al regime dei venti e dei monsoni.
A partire da gennaio la penisola indiana è investita da correnti di aria fresca e secca. All’inizio di giugno la circolazione atmosferica si inverte;
Si può dire che le stagioni ben distinte sono due: La stagione delle piogge da giugno a settembre, sempre più prolungata al sud che a nord. La stagione secca, da marzo a maggio, con temperature a volte superiori ai 40° e venti spesso torridi.
Indicativamente si è suddiviso il Paese in zone per dare una maggiore chiarezza sul periodo consigliato per il viaggio:
India del nord e centrale (stati Uttar Pradesh, Madhya Pradesh, Maharashtra, Orissa, Bengala occidentale, Assam e Gujarat): generalmente il periodo migliore è quello che va da ottobre a marzo. Le temperature massime variano fra i 26° e i 36° con minime da 13° a 21°. I monsoni, portatori di piogge, si presentano da maggio sino a settembre. Pur essendo uno stato dell’India nord, il Rajasthan è caratterizzato da un clima secco prevalentemente tutto l’anno; l’influenza del monsone potrebbe presentarsi in luglio e agosto con sporadici intensi temporali, ma di breve durata.
India del sud (stati del Tamil Nadu, Kerala, Karnataka, Andah Pradesh): la stagione più gradevole e quella da ottobre a marzo con massime che oscillano fra i 27° e i 30° C, e minime fra i 16° e i 22° C. La stagione monsonica va da giugno a settembre ed investe soprattutto la zona sud-est. Le precipitazioni sono variabili. Un monsone da nord est, di minore intensità, investe la fascia sud est da ottobre a novembre.
Il prefisso per chiamare l’India 0091 più il prefisso urbano senza lo 0 seguito dal numero dell’abbonato. È più conveniente telefonare dagli uffici privati che espongono l’insegna STD-ISD con prezzi abbastanza bassi. In India viene utilizzato il sistema GSM 900/1800: i cellulari italiani funzionano perfettamente. La copertura presenta qualche problema nelle regioni desertiche e nelle valli himalayane. È possibile anche acquistare una SIM CARD indiana. Per acquistare una sim card indiana è necessario la fotocopia del passaporto ed una foto tessera recente e a colori. La connessione internet può risultare un po’ lenta ed esistono piccoli negozi con l’insegna internet point dove il costo varia da 10 a 80 rupie.
La grande vastità del territorio e le varie influenze che il Paese ha avuto fa sì che la cucina sia piuttosto varia con notevoli differenze fra nord e sud. La base della cucina indiana è il curry, che i cuochi indiani preparano utilizzando ben 25 specie di spezie; può essere di verdura, carne, (agnello o pollo) o pesce. Il dhal, ossia un piatto che assomiglia ad un passato di lenticchie, in genere accompagna il curry. Presente anche il korma, uno stufato ricco e sostanzioso sia di carne sia di verdura. Nel Rajasthan si mangia più carne (pollo, montone, agnello) e la cucina, visto le influenze Moghul, si avvicina molto di più a quella mediorientale e dell’Asia centrale con più uso di spezie e meno “chili” e si usano più pane e cereali. Altro piatto tipico è il tandoori, ossia il cibo, dopo esser stato marinato nello yogurt, viene cotto in un forno di argilla; può essere sia di pollo, sia di pesce. Tutte le pietanze vengono servite contemporaneamente, e nel sud thali è un grande piatto tondo individuale in cui sono presentate tutte le portate, ciò che è liquido viene messo nei katori: ciotoline di terracotta e poste anche loro sul thali. Il galateo indiano imporre di prendere le pietanze con le prime tre dita della mano destra, senza sporcarle oltre la prima falange. I tipi di pane più diffusi sono il roti, il chapati, il paratha e il poori (fritto). Le bevande più diffuse sono il tè nero zuccherato con il latte e una miscela di spezie ed erbe indiane (masala chai), e il lassi una specie di frullato fresco originario del punjab a base di yogurt, acqua e zucchero, se dolce, spezie (cumino e cardamomo), se salato. Si porta in tavola e si beve centellinandolo e risulta favorire la digestione. Ovunque si trova l’acqua minerale in bottiglia, birra di produzione locale e rhum sempre di produzione locale. Oggi sono presenti anche vini, sia bianchi, sia rossi, di produzione indiana; risultano con un sentore di pepe, fruttati e speziati contemporaneamente; in genere non sono economici.
Visto la diversità dei vari climi, bisogna considerare la stagione in cui si effettua il viaggio e la zona visitata. In generale, calzature comode e preferibilmente con una buona suola; meglio non avere abiti troppo succinti e pantanloni corti quando si entra nei templi, soprattutto in quelli visitati dai locali, calzini perché è necessario entrare nei templi senza scarpe e i “noleggiatori di sovrascarpe” possono essere particolarmente fastidiosi, e un sciarpa/scialle/coprispalle perché l’aria condizionata negli hotels è particolarmente alta. Da non dimenticare anche un antivento/impermeabile per improvvisi piovaschi.
L’artigianato è dei più vasti e svariati. Gioielli finemente lavorati, soprattutto nella regione del Rajasthan, pitture su tela e miniature su lastre oggi in osso, oggetti in legno, pietra, metallo ceramica, tessuti in seta e cotone, broccati, scialli ricamati, sciarpe di pashmina, ma non shatush perché è proibita l’esportazione, tappeti. La regola base quando si compra qualsiasi cosa, è contrattare.
Varanasi è una delle città abitate più antiche del mondo e la più sacra dell’induismo, dedicata al dio Shiva. Sorge sulla riva occidentale del Gange, dove una lunga fila di ghat, le scalinate che scendono al fiume, accoglie ogni giorno pellegrini che si bagnano, pregano e affidano al fiume le ceneri dei defunti. La città vecchia è un intreccio di vicoli, templi, botteghe e piccoli santuari. Visitare Varanasi significa osservare da vicino i riti dell’India più profonda, dalla cerimonia serale del fuoco alla navigazione silenziosa dell’alba, in un luogo che non somiglia a nessun altro.
Il periodo migliore per visitare Varanasi va da ottobre a marzo, quando le giornate sono limpide e le temperature gradevoli; dicembre e gennaio possono essere freschi al mattino e alla sera, soprattutto sul fiume, ma restano ideali per le visite. Da aprile a giugno il caldo è intenso, con temperature che superano spesso i 40 gradi. Da luglio a settembre arriva il monsone: le piogge sono abbondanti e il livello del Gange sale, tanto da coprire in parte i ghat e limitare le navigazioni. L’autunno coincide con le grandi feste indù, quando la città è particolarmente animata.
La cucina di Varanasi è in gran parte vegetariana, come si addice a una città sacra, ed è famosa per il cibo di strada. Da provare i chaat, spuntini speziati serviti nei vicoli, la kachori con i ceci, e il lassi, la bevanda a base di yogurt servita in ciotole di terracotta. Tra i dolci spiccano il malaiyo, una crema spumosa che si prepara solo nelle mattine d’inverno, e i tradizionali dolci a base di latte. Il paan, la foglia di betel con spezie, è una vera istituzione cittadina. Nei ristoranti si trovano thali completi con dal, verdure, riso e pane.
Conosciuta anche come Benares e, nei testi sacri, come Kashi, Varanasi è citata già nelle scritture induiste più antiche e da millenni è meta di pellegrinaggio. Nei secoli è stata un centro di cultura, filosofia e musica, e molti dei suoi templi e palazzi sui ghat furono costruiti o ricostruiti tra il Settecento e l’Ottocento dai sovrani di varie regioni dell’India. Secondo la tradizione, chi muore a Varanasi ottiene la liberazione dal ciclo delle rinascite: per questo molti fedeli vengono qui negli ultimi anni della vita. Curiosità: la città ha dato il nome ai sari di Benares, tra i più pregiati dell’India.
I nostri consulenti conoscono questi viaggi uno per uno.
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