California d’Autore e Parchi
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Il Bryce Canyon è un viaggio nell’Utah delle rocce rosse, tra anfiteatri naturali, guglie di pietra, pinete d’alta quota e strade panoramiche. Con i viaggi al Bryce Canyon di Utat puoi ammirare l’anfiteatro di hoodoo dal Sunrise Point e dal Sunset Point, scendere tra le guglie lungo i sentieri del bordo e attraversare gli archi di roccia del Red Canyon. Da Inspiration Point alla strada verso Zion e Las Vegas, ogni tappa racconta un volto diverso dell’Ovest americano. Un viaggio tra geologia, colori, silenzio e grandi spazi.
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Il Bryce Canyon, nel sud dell’Utah, non è un vero canyon ma una serie di anfiteatri naturali scavati dall’erosione nel bordo di un altopiano. Dentro si alzano migliaia di hoodoo, guglie di roccia rossa, arancio e bianca che il gelo e l’acqua continuano a modellare: la loro concentrazione qui è la più alta del mondo. I punti panoramici sul bordo, Sunrise Point, Sunset Point, Inspiration Point e Bryce Point, si raggiungono facilmente e a ogni ora del giorno mostrano colori diversi. È il parco più fotografato dei tour dell’Ovest, e sta sulla strada tra Zion, Capitol Reef e il Lake Powell. Visitarlo significa vedere un paesaggio che non esiste altrove.
Il Bryce Canyon si trova a oltre 2.000 metri di quota e il clima è diverso da quello degli altri parchi dell’Utah. Il periodo migliore va da maggio a ottobre: l’estate ha giornate calde e asciutte, con temporali pomeridiani a luglio e agosto, e notti fresche anche in piena stagione. Settembre e ottobre regalano cieli limpidi, meno visitatori e i colori dell’autunno sui pioppi. L’inverno è freddo e nevoso: gli hoodoo imbiancati sono uno spettacolo, ma le strade e i sentieri possono chiudere. Anche in primavera la neve resta a lungo. Serve sempre una giacca: il bordo è ventoso e la sera fa freddo.
Intorno al parco la cucina è quella semplice dell’Utah rurale e del West: bistecche e hamburger di manzo o di bisonte, trota dei torrenti di montagna, costolette e pollo cotti alla griglia o nel forno olandese, la pentola di ghisa dei pionieri mormoni. Da provare gli scones dell’Utah, che non sono i dolcetti inglesi ma frittelle di pasta lievitata servite con miele e burro, e il fry bread, il pane fritto dei nativi che qui diventa la base del Navajo taco con carne, fagioli e formaggio. Nei ristoranti dei lodge si trovano torte di frutta e i dolci della tradizione americana. La scelta è limitata e i locali chiudono presto.
Il parco prende il nome da Ebenezer Bryce, un colono mormone di origine scozzese che negli anni Settanta dell’Ottocento si stabilì con la famiglia ai piedi dell’anfiteatro per allevare bestiame. Prima di lui la zona era terra dei Paiute, che spiegavano gli hoodoo con una leggenda: erano gli abitanti di un tempo, trasformati in pietra dal Coyote per la loro cattiveria. L’area divenne monumento nazionale nel 1923 e parco nazionale nel 1928. Curiosità: l’aria del Bryce Canyon è tra le più limpide degli Stati Uniti e il cielo notturno, con pochissime luci artificiali, è uno dei più stellati del Paese.
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